La Costituzione francese e il lavoro

In passato riforme del lavoro meno ambiziose sono state accolte con proteste in tutto il paese e hanno messo in difficoltà i governi che le promuovevano. Per il momento, però, Macron sembra essersi giocato bene le sue carte e l’opposizione alla sua riforma appare più debole di quanto prevedevano i più pessimisti.
In sostanza, lo scopo della riforma è indebolire il potere contrattuale dei sindacati e rendere più semplici i licenziamenti e quindi, in teoria, le assunzioni. Per farlo, la riforma introduce una serie di ampie modifiche al codice del lavoro francese, un documento lungo circa 3.400 pagine in cui alcuni articoli sono vecchi di oltre un secolo.
La riforma – i cui dettagli tecnici non sono ancora stati del tutto decisi – si articola in sei punti principali:

  • I contratti di lavoro potranno essere negoziati a livello aziendale, non soltanto a livello nazionale, il che significa che le singole imprese potranno contrattare con i lavoratori alcuni dettagli del loro contratto, mentre oggi devono adeguarsi ai contratti decisi durante le contrattazioni di settore (il contratto dei metalmeccanici, per esempio, viene discusso dal sindacato dei metalmeccanici con i rappresentanti delle industrie del settore e vale per tutte le industrie del paese).
  • La contrattazione nazionale non sarà abbandonata del tutto, ma le singole imprese potranno derogare in parte ai contratti nazionali, anche se non è ancora chiaro in quale misura.
  • Sarà eliminata la clausola della “salute globale dell’azienda” che consente di bloccare i licenziamenti collettivi se l’azienda ha complessivamente i conti in attivo; con la modifica che sarà introdotta dalla riforma, il giudice potrà opporsi solo se la sezione francese dell’impresa in questione ha i conti in attivo.
  • La legge stabilirà una tabella per le compensazioni monetarie in caso di licenziamento scorretto. Attualmente esistono simili tabelle ma sono considerate indicative. La cifra con cui compensare il lavoratore viene decisa durante un arbitrato ed è frequentemente molto più alta dei minimi previsti. È un sistema molto criticato dalle aziende, che lo trovano imprevedibile e difficile da gestire; per lo stesso motivo i sindacati lo considerano una delle principali assicurazioni contro il licenziamento dei lavoratori.
  • Le imprese con meno di 50 dipendenti avranno meno regole. Per esempio non dovranno più formare una rappresentanza dei lavoratori, un comitato di controllo della salute dei lavoratori e uno dedicato alla loro sicurezza. Questi tre gruppi di controllo saranno unificati in un’unica struttura.
  • I contratti a tempo determinato (CDD) saranno liberalizzati. Al momento la loro durata e la possibilità di rinnovarli (un massimo di due volte) sono stabiliti da una legge dello stato. Con la riforma questi dettagli potranno essere contrattati a livello di settore. I metalmeccanici e le industria del settore, per esempio, potranno decidere di allungare o accorciare la durata del contratto e il numero di volte in cui può essere rinnovato. Tutte queste novità hanno lo scopo di “abbassare” il livello della contrattazione, rendendo meno importanti i grandi sindacati. I critici sostengono che in questo modo i lavoratori avranno meno potere contrattuale e quindi lavoreranno in condizioni peggiori. La riforma servirà anche a rendere più flessibile il mercato del lavoro, permettendo così alle imprese di licenziare con maggiore facilità i lavoratori, ma anche di assumerli senza la preoccupazione di non potersene liberare se non con grande difficoltà.